MVP (Minimum Viable Product): da buzzword a strumento per l’innovazione

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MVP (Minimum Viable Product): da buzzword a strumento per l’innovazione

November 20, 2020

Authors

  • Alessandro Giaume

    Innovation Director - Ars et Inventio

Da qualche tempo si fa un gran parlare dell’MVP. Lo ritroviamo in ogni articolo, post o conversazione che voglia fare il punto sull’approccio allo sviluppo che partendo da un’idea porta alla realizzazione di un prodotto o di un servizio che ogni startup, ma anche ogni corporate, dovrebbero tenere in considerazione per aumentarne le probabilità di successo.

Spesso il Minimum Viable Product (MVP appunto) viene assimilato ad un prototipo, talvolta ad una PoC (Proof of Concept), in particolare quando il prodotto abbia una forte componente abilitante basata sula tecnologia.

Ma in realtà l’MVP non è un prototipo per come comunemente questo viene interpretato, né un’attività tesa a validare una tecnologia.

L’MVP è stato definito da Eric Ries, fondatore del movimento Lean Startup, come quella versione di un nuovo prodotto o servizio che consenta a un team di sviluppo di raccogliere la quantità massima di informazioni convalidate direttamente da clienti reali, con il minimo sforzo possibile. Il Customer Validated Learning (CVL) sottolinea l'impatto che un apprendimento convalidato possa vere nello sviluppo di nuovi prodotti.

La premessa chiave per comprendere il concetto di MVP è quella di un prodotto “reale” finalizzato alla verifica delle ipotesi fondanti che sostengono l’idea di un nuovo prodotto o servizio attraverso l’osservazione del comportamento che effettivamente i potenziali consumatori assumano.

Ecco. Un MVP è un esperimento. Un esperimento come potrebbero esserli quelli che vengono effettuati nei laboratori di ricerca. Si osserva un fenomeno per derivarne delle ipotesi che verranno testate ai fini di affinarle, di comprenderne i meccanismi intimi di funzionamento. E come tale richiede estrema dedizione. Un MVP è un esperimento sulla via dell'eccellenza.

Vedere ciò che le persone fanno effettivamente rispetto a un prodotto è molto più affidabile che chiedere alle persone che cosa farebbero se ne potessero disporre e, soprattutto, ci insegna molte più cose su come rendere quel determinato prodotto o servizio effettivamente in linea con bisogni e aspettative dei potenziali clienti.

E quindi il vantaggio principale portato da un MVP è che da questo si possa comprendere l'interesse reale dei clienti per un prodotto o un servizio senza che sia necessario svilupparlo completamente. Scoprire prima se questo piacerà, e quindi venderà, è sicuramente vantaggioso dal punto di vista dell’efficacia con la quale lo sviluppo possa progredire, definendo subito alcuni noi decisionali che possano così evitare spreco di risorse.

Un MVP può aiutarci a conoscere ciò che il cliente apprezza veramente prima di investire troppo tempo e denaro nella costruzione di qualcosa di cui nessuno ha bisogno o desidera. Alla ricerca della massima soddisfazione dei clienti.

Ora, come faccio sempre nei miei articoli, mi piacerebbe dare qualche elemento utile a trasformare in pratica quanto finora detto.

  1. Usiamo il termine Minimum Viable Product per ricordare alle persone esperte nello sviluppo di prodotti (R&D…) che vogliamo costruire qualcosa da portare ai clienti che sia sì il più reale possibile, ma senza fare qualcosa di troppo elaborato.

    Non dimentichiamoci che il concetto di MVP si inserisce nel ciclo Build-Measure-Learn tipico della filosofia Lean Startup, ovvero quella di entrare nella fase Build il più rapidamente possibile con l’obiettivo di testare una chiara ipotesi fondante alla base del nostro prodotto o della nostra strategia di go to market. E che per farlo dobbiamo avere il buon senso di scegliere metriche sane e utili all’analisi del comportamento dei potenziali clienti.

    Questo ci permetterà di scoprire il prima possibile se le ipotesi fondanti reggano al confronto con i clienti o se invece abbiano bisogno di essere cambiate, anche profondamente.

  2. In concetto di MVP è strettamente legato allo sviluppo di una cultura dell’eccellenza.

    Creare ipotesi e poi metterle alla prova non è un'impresa impossibile, ma sicuramente richiederà alle persone di lavorare e pensare in modo diverso da come stiano facendo. Un nuovo modo di pensare richiede un forte atto di leadership. Questo significa anche pensare a nuovi modi attraverso i quali le sperimentazioni non nuocciano al resto dell’organizzazione che sta deliverando valore per i clienti.

  3. Per incontrare le esigenze del cliente sono fondamentali team interfunzionali.

    Una volta che siano state realizzate le condizioni per la sperimentazione, è questo un ulteriore passo importante: creare team interfunzionali che dispongano di tutte le competenze necessarie a valutare quali caratteristiche offrano veramente valore ai clienti. Obiettivo della metodologia Lean Startup non è solo costruire un prodotto, ma imparare a costruire un business che sia sostenibile.

    E questo porterà alla luce anche la necessità di utilizzare modi diversi di valutare una performance. Gli MBO così come li intendiamo, poco si adattano ad una struttura di sviluppo prodotto che preveda veloci iterazioni. Meglio prendere in considerazione altri approcci, come ad esempio gli OKR (Objectives and Key Results), più adatti a sviluppi di tipo agile.

  4. Scoprire che ai clienti non piace il nostro MVP non è fallimento, ma è apprendimento.

    La fase di avvio delle sperimentazioni è quella più difficile da affrontare. E se fallissimo? Come impatterebbe questo sulla nostra reputazione? E come verremmo giudicati dal nostro management? Ma per quanto possa sembrare controintuitivo, scoprire che il nostro MVP non soddisfi appieno le aspettative dei clienti è sempre una buona notizia. Possiamo utilizzare il feedback dei clienti per creare una o più nuove versioni che soddisfino maggiormente le loro esigenze. Aumentando ad ogni iterazione il grado di complicazione. Usiamo gli MVP per testare la nostra strategia. Se questa non ci aiuta a realizzare le nostre visioni, dobbiamo procedere con un aggiustamento o più aggiustamenti successivi.

Per applicare correttamente la metodologia Lean Startup si tratta quindi di essere certi di non impiegare incoerentemente tempo e risorse per la progettazione di una eccessiva quantità di funzionalità che in realtà non sono importanti per il cliente. Così come di consentire alle persone di lasciarsi alle spalle ipotesi che non funzionano, per investire tempo e risorse in ciò che conta davvero.

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