Tutte le aziende possono essere creative

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Tutte le aziende possono essere creative

September 4, 2020

Authors

  • Ivan Ortenzi

    Chief Innovation Evangelist

Due avvenimenti nelle ultime settimane hanno catturato l’attenzione di chi si occupa di educazione, creatività ed evoluzione dell’organizzazione. Nel primo caso sfortunatamente abbiamo salutato Sir Kenneth Robinson, pedagogo inglese, una delle voci più significative degli ultimi anni nel campo dell’istruzione e portavoce di una “scuola creativa”. Robinson è stato direttore dello Schools Project (1985-89) in Gran Bretagna e poi professore di educazione dell’Università di Warwick (1989-2001). Nel 2003 è stato nominato “Sir” dalla Regina Elisabetta per la sua attività nel campo dell’educazione. I suoi lavori e il suo apporto si è concentrato sul ruolo della creatività nell’istruzione, in contrapposizione allo schema educativo scolastico, e sui modi per sfuggire alla trappola della didattica tradizionale per cambiarne i paradigmi. Primo fra tutti proprio lo stare seduti in classe tra le mura dell’istituto che costringe i bambini a passare troppo tempo al chiuso limitando l’apprendimento dalla natura e dall’esperienza. Per chi volesse approfondire i suoi lavori mi è facile indicare il suo TED talk che figura tra i 5 interventi più visti di sempre che qui cito in un passaggio:

Una bimba di sei anni è a scuola e sta disegnando; mentre è tutta intenta nella sua creazione la maestra si avvicina e, affascinata da tanta dedizione, le chiede “Cosa stai disegnando?” e la bimba risponde “Sto disegnando il volto di Dio”. La maestra sorpresa dice “Ma nessuno sa com’è fatto Dio” e la bimba risponde “Lo sapranno fra un minuto”. “Il punto di questa storia è che i bambini osano sempre“.

Ed anche la lettura dei suoi libri simbolo “Fuori di testa. Perché la scuola uccide la creatività” (Erickson, 2015) e “Scuola creativa. Manifesto per una nuova educazione” (Erickson, 2016).

Il secondo avvenimento ci ha fortunatamente riportato alla memoria una delle figure italiane più rappresentative celebrando i 150 anni della nascita di Maria Montessori nota per il metodo educativo che prende il suo nome, adottato in molte scuole materne, elementari, medie e superiori in tutto il mondo meno in Italia. Il Presidente della Repubblica Mattarella nell’occasione si è espresso nel ricordo dicendo “La comunità della scuola è risorsa decisiva per il futuro della comunità nazionale, proprio in quanto veicolo insostituibile di socialità per i bambini e i ragazzi: ne comprendiamo ancor più l'importanza dopo le chiusure imposte dalla pandemia. Esempi come quello di Maria Montessori esortano ad affrontare efficacemente le responsabilità di questo momento difficile" Il metodo montessoriano pone al centro del sistema educativo il “bambino come essere completo, capace di sviluppare energie creative e possessore di disposizioni morali” alle quali l’adulto ha abdicato. Principio fondamentale deve essere la libertà dell’Allievo/Studente nella sua espressione e nella sua unicità perché solo la libertà favorisce la creatività del bambino e dalla libertà deve emergere la disciplina. Sulla vita e sulla mirabile figura di innovatrice di Maria Montessori vi consiglio una recente bibliografia “Il bambino è il maestro” di Cristina de Stefano (Rizzoli, 2020).

Approfondire i contributi di Ken Robinson e di Maria Montessori nei loro amplissimi impatti è materia di molti e molte professioniste in molteplici discipline. La mia attività nel corso degli ultimi anni è stata quella di declinarne i contenuti all’interno delle organizzazioni aziendali e applicarne i contributi all’innovazione dei modelli di business. La creatività in azienda, indicata come Corporate Creativity, è uno dei principali compiti e sfide di chi si occupa di innovazione in azienda nel continuo bilanciamento tra libertà, gerarchia, competenze, processi e status quo. La stessa definizione di creatività in azienda è uno dei temi che hanno arricchito molta della letteratura sull’innovazione in azienda degli ultimi anni. Quasi quanto la ricerca di una definizione di innovazione. Forse perché entrambe sono contemporaneamente un risultato e un processo. Se consideriamo l’aspetto del processo di creatività e di innovazione, la creatività può essere descritta come l’insieme delle attività e degli strumenti che mettono le persone in condizioni di discutere lo status quo per generare ipotesi e idee. L’innovazione come processo aziendale risulta essere l’insieme di strumenti, regole e metodologie che consente ad un’azienda un approccio strutturato, sistematico e reiterato nel tempo alla trasformazione delle idee nate o intercettate nella discussione dello status quo in progetti e risultati che aggiungono valore per l'organizzazione e i suoi stakeholder. Se consideriamo invece il risultato una delle definizioni più convincenti è quella di Edward De Bono che indica la creatività come “logica a posteriori”. Ma le definizioni non ci interessano molto se poi non abbiamo una concreta esecuzione dei principi nelle esigenze di business. E l’esecuzione si fonda sulla possibilità di esprimere un metodo che abbiamo anche nella creatività. La creatività aziendale è un metodo. Senza metodo, senza limiti e senza strumenti non possiamo avere la creatività in azienda. La creatività aziendale non è solo una pratica o un risultato è una vera e propria competenza che può essere insegnata, allenata e sviluppata sino a renderla esplicita nell’organizzazione aziendale con persone, funzioni e obiettivi dedicati. Se le aziende vivono di definizioni, processi e metodologie allora riguardiamo i principi dell’approccio montessoriano riletti dalla “American Montessori Society – Education that transforms lives”:

  1. Promuovere l'indipendenza e la motivazione personale

  2. Sviluppare un carattere e un’immagine positiva di sé

  3. Valutare i periodi sensibili all’apprendimento

  4. Iniziativa e assunzione di rischi

  5. Rispetto per tutte le vite e la diversità

  6. Apprendimento continuo

  7. Libertà di scelta con responsabilità

Possiamo trovare una splendida coincidenza con tutti quei valori e quegli afflati culturali che molti consulenti e molti formatori consigliano e provano a insegnare alle aziende per affrontare il cambiamento, l’innovazione e modificare il modo di lavorare per affrontare le nostre sfide.

Insieme ai miei colleghi e alle mie colleghe abbiamo coniato un nostro obiettivo professionale: dalle Scuole Montessori dovremmo passare alle Aziende Montessori, le “Montessori Corporate”, mettendo in atto proprio quei principi citati che guarda caso ispirano molte delle nuove metodologie e degli strumenti di smart working e di collaborazione fra le persone come diceva Sir Ken Robinson: fuori dalle aule! Occorre esporre le persone ai nuovi punti di vista o se preferite occorre formare le persone ai nuovi punti di vista. Far tornare le persone che sono in azienda all’esercizio della libertà e della creatività.

La soluzione è che tutto questo può essere insegnato e imparato dalle persone perché non smettiamo mai né di essere bambini né di essere allievi.

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