Roberto Perduca

Senior Manager

Roberto Perduca è in BIP da 5 anni, coordinando progetti sia marketing sia IT per grandi player internazionali, con un focus sulle Customer Operations. Da poco papà, da sempre musicista per passione e Senior Manager per l’Area di Business Media Telco Assicurazioni Digitali concilia i tanti impegni bilanciando vita lavorativa e personale.

    La musica rimane per me una passione, un’imprescindibile valvola di sfogo e devo dire anche un preziosissimo banco di prova. Anche la gestione di un figlio e relativo equilibrio famigliare hanno molto in comune con il nostro lavoro ‘da consulenti’. Credo che la chiave di volta sia stabilire dei confini e delle aspettative chiare e condivise con tutte le persone coinvolte, così facendo finora non ho percepito alcuna rinuncia significativa su alcun fronte.

    Roberto Perduca

    Un padre con una carriera internazionale e la passione per la musica

    Quale è il tuo background e cosa hai fatto prima di entrare in BIP?

    Nel mio percorso di studi ho unito contenuti ingegneristici ad aspetti economici. A distanza di anni devo dire che la scelta di non proseguire verso una specializzazione di stampo informatico è stata sicuramente azzeccata in quanto mi ha consentito di approcciare al meglio differenti argomenti e allargare la mia base di conoscenze. Da neolaureato sono subito entrato in consulenza (senza forse bene immaginare cosa aspettarmi) ma presso un’altra azienda per poi passare in BIP nell’estate del 2015, anche grazie ad un paio di amici (ora colleghi) che me ne avevano parlato bene.

    Quale è il tuo ruolo attuale in BIP e di cosa ti occupi?

    Sono Senior Manager nell’Area di Business Media Telco Assicurazioni Digitali. Da circa un anno sono anche responsabile di un CoE interno all’AdB dedicato alle Customer Operations, ovvero a tutto quanto ruota attorno ai contact center in termini di processi e tecnologie. È un ruolo, ma anche una sfida, che mi piace molto consentendomi di misurarmi con quasi tutte le altre Aree di Business del Gruppo in Italia e all’estero.

    Tra le tue esperienze ci sono anche progetti in mercati difficili e sfidanti a livello internazionale, ad esempio Romania, Grecia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Nigeria, India e Arabia Saudita. Quali le maggiori difficoltà che hai dovuto superare e un consiglio che ti senti di dare per operare al meglio in contesti che possono rivelarsi complessi a causa delle divergenze culturali.

    La differente lingua è sicuramente il primo elemento: per quanto ognuno di noi possa avere un buon inglese, le diverse sfumature e significati spesso possono generare fraintendimenti. Anche tante piccole cose che diamo per scontate nella nostra giornata lavorativa tipica (una pausa caffè, iniziare una riunione con qualche minuto di ritardo, …) possono essere percepite negativamente in differenti contesti culturali ed arrivare quasi a compromettere il buon risultato delle attività. Una difficoltà che ho riscontrato è stata proprio quella di capire quali fossero in concreto queste differenze. Il più delle volte, infatti, gli interlocutori e i vari referenti cliente non mi facevano notare nulla, credo per delicatezza nei miei confronti. Il mio consiglio, non appena si inizia a lavorare in un contesto culturalmente differente, è di individuare il prima possibile qualcuno di ‘locale’ a cui poter fare proprio queste domande in maniera aperta, così da predisporsi ed adeguare per quanto possibile i propri comportamenti alla realtà quotidiana contingente.

    Oggi sei papà e tra le tue passioni la musica che hai approfondito studiando sia pianoforte sia chitarra. Hai dovuto rinunciare a qualcosa nel tuo percorso, dato il tuo lavoro e le progettualità che segui, oppure per la tua esperienza “conciliare” è possibile?

    Devo dire che conciliare è sicuramente possibile. La musica rimane per me una passione, un’imprescindibile valvola di sfogo e devo dire anche un preziosissimo banco di prova (la gestione delle relazioni interpersonali con gli altri musicisti del gruppo, l’organizzazione di una serata, la tensione per la performance di fronte al pubblico, l’improvvisazione, il saper lasciare spazio agli altri ed il riconoscimento di ruoli, …). Anche la gestione di un figlio e relativo equilibrio famigliare hanno molto in comune con il nostro lavoro ‘da consulenti’. Credo che la chiave di volta sia stabilire dei confini e delle aspettative chiare e condivise con tutte le persone coinvolte, così facendo finora non ho percepito alcuna rinuncia significativa su alcun fronte.

    Come sta cambiando il tuo modo di lavorare in questi mesi?

    Mi vedo più pronto e reattivo a cambiare i piani dell’organizzazione del lavoro di una giornata in base ad eventi sia lavorativi sia ‘esterni’, proprio per rispettare i confini di cui parlavo prima.

    Un vantaggio di cui stai godendo grazie al lavoro agile e un consiglio che daresti per sfruttare al meglio la nuova routine lavorativa.

    Lavorare da casa in questi mesi mi ha consentito di passare molto tempo con mio figlio. L’annullamento dei tempi di spostamento allunga molto la giornata ma anche solo il ‘fare pausa’ prendendolo in braccio per qualche minuto ha rappresentato sicuramente un elemento totalmente nuovo e positivo. Anche qui il mio unico consiglio è stabilire bene i limiti e delimitare senza remore situazioni e momenti di stacco ‘vero’: si può anche fare tardi su un documento (come se fossimo in ufficio o dal cliente), ma un’ora di pranzo/cena senza guardare il telefono consente di ricaricarci al meglio.

    Qual è stato uno dei tuoi momenti più significativi in BIP?

    Ogni consulente trova sulla sua strada il proprio ‘cliente difficile’, io ne ricordo molto bene due che hanno entrambi messo alla prova la mia capacità di autocontrollo e di rimanere oggettivo, razionale e pacato nell’interazione. Averli superati mi ha reso consapevole della crescita professionale (e personale!) che sono riuscito a raggiungere negli ultimi anni, sono infatti anche coincisi temporalmente con i due avanzamenti di carriera che ho ottenuto.

    Perché consiglieresti a qualcuno di unirsi a BIP?

    Credo che il senso di responsabilità professionale ed attenzione ai nostri clienti siano due valori distintivi che tutte le nostre persone (ad ogni livello) hanno. Un’esperienza in BIP può solamente arricchire il percorso professionale di un consulente, che sia durante la fase iniziale oppure in una più avanzata di carriera, l’opportunità di imparare e confrontarsi con nuove sfide è sempre a portata di mano.

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